Remo Benzi

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Alla mia città

Tenerezze e ricordi

Alla mia città

T'ho ritrovata Genova mia bella,                                
dopo tant'anni da che t'ho lasciato
sei uguale a quella, cara tua gemella,
che nel pensier, m'ha sempre accompagnato.

Nostalgiche canzon del vecchio tempo,
fatte dagli emigranti d'oltre mare,
pensando a Te, sentivo quel tormento
quando, lontan amavo ricordare

Adesso, il caro sogno s'è avverato;
sono tornato quì nella mia terra,
e rivedere, come nel passato,
che nel lavoro, sei rimasta quella

Il tempo, che passando tutto muta,
non ha scalfitto la tua gran possenza
e pur, se nelle valli sei cresciuta,
sei sempre quella di antica riverenza.

I tuoi palazzi, vedo ancor'austeri,
le vecchie strade, del gran mondo antico
e quei "caruggi", che tanti misteri,
nascondono allo storico "rapito"

O nobili casati del passato!
che avete governato con saggezza,
quanta storia ci avete tramandato,
come le "cinte", fatte per fortezza

Così, "Porta Soprana", che a quel mondo,     
mostrò d'essere pronta al Barbarossa,
vicino alla casetta di Colombo
che diede, a questa terra, una riscossa

Ora di voi ci narra ancora la storia
che rammentiamo ricordando i nomi
Spinola, Fieschi, Adorno e Lamba Doria
Brignole Sale, sue le donazioni

Così, nel calpestar l'antiche pietre,
del vecchio centro, ch'odora di salnitro,
quando la città dorme e tutt'è quiete,
rimembri sensazioni che hai già udito

Si possono riveder candidi marmi,
ricciuti  o scritti nel verbo latino,
a stemmi coronati, oppure scarni,
che narrano nei secoli un destino.    


E là nel mare, il solco dei navigli
col tuo gran porto, che li andrà a ospitare,
quando maggiori vengono i perigli
oppure, fino all'ora di salpare

Su quest'altura, cara ai genovesi,
per gli idilli d'amor, che vi han vissuto,
rivedo ancor, quegli alberi cortesi,
che gli indiscreti sguardi han contenuto

Poi, qui dal Righi, guardo verso il mare,
i bei palazzi di vestigia antiche
dai tetti grigi, che si fanno amare,
e in basso, vecchie case tutte unite

Così, da San Lorenzo a Carignano,
le cupole dorate, sotto al sole
rifletton sulle torri e là sul piano
un'armonia, che non ha parole
E quando scende sera, là dal mare,
vedi sù, nelle valli, abbarbicate
mille casette, sino sul crinale,
così festose, tutte illuminate

Guardando poi più là, verso ponente,
la storica lanterna sì maestosa,
che "guizza" la sua luce sulla gente,
pur nel "mugugno", seria e laboriosa

Sono tornato, con gran nostalgia,
al vecchio borgo dove son cresciuto,
cercando di scrutare, lungo la via
fra "vecchi volti", quello conosciuto

Nel riveder gli amici del passato,
canuti e grevi, ricordavo quello
ch'è stato tempo breve, ch'ora è andato
e ch'amerei riviver, da "monello"

Città di vento, dai rossi tramonti,
che il sole, vedi sprofondar nel mare
o bianchi cirri dei chiari orizzonti,
non t'ho potuta mai dimenticare

Perchè sei terra dove io sono nato,
dov'ho trascorso là in periferia,
la giovinezza, che lì m'ha temperato,
per amarti così, Genova mia.

(14 agosto 2018)
Or stai piangendo, o nobile città
per la tragedia che pur ti sconvolse
quel ponte rotto non ebbe la pietà
per gli innocenti che la morte avvolse.


Remo Benzi

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