Remo Benzi

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Servitori e servi

Libri e cultura


Servi e servitori

Nella sua prima pubblicazione "Noi ragazzi poveri del '38", Remo Benzi voleva dimostrare due cose fondamentali:
1) Si poteva essere ricchi anche quando si era poveri.
2) La tenacia e la buona volontà aiutavano a "riuscire" nella vita.
In quelle pagine l'autore si era limitato a raccontare gli avvenimenti di quegli anni difficili, fermandosi quiando, ancora con i pantaloni corti, incontrò il suo primo lavoro.

ll titolo del libro ha il suo significato. La frase Servi e servitori riassume in se  la dicotomia mai tramontata da chi si sente e agisce da servo e da chi è servitore nel senso di servire un causa (la giustizia, la legge, lo Stato). Due parole quasi simili ma completamente all'opposto. Ecco, il Comandante Benzi è stato come lo scrivente: servitore della legge e della nazione, ma mai servo di alcuno!

Nella foto di copertina la sfilata in via Garibaldi del corpo della Polizia Municipale nell'anno 1995 con gli onori e il bacio alla bandiera del corpo.



Servitori e servi    (frammenti di memorie)


Prefazione, a cura di Mario Paternostro Genova marzo 1999


    Ho conosciuto Remo Benzi quando è venuto a Genova a dirigere i Vigili Urbani. Da Capo cronista del maggior quotidiano ligure ho avuto contatti frequenti con il Comandante e anche alcuni scontri, sempre sul filo della buona educazione e della reciproca sincerità. Non ho lesinato a critiche quando mi sembrava giusto farne e complimenti quando erano doverosi.

    Ma spesso, la penna è stata ironica:
Benzi con la divisa di Feldmaresciallo, Benzi poeta, Benzi così militaresco. Quando il comandante è stato costretto alle dimissioni, però, sono stato dalla Sua parte. Benzi a Genova, aveva fatto un egregio lavoro, aveva, soprattutto ridato dignità al Corpo dei Vigili Urbani. Dignità professionale, Spirito di Corpo, Eleganza e autorevolezza. Con Benzi il traffico certo non era improvvisamente migliorato, ma lo sforzo del Comandante per rendere più vivibile la città soprattutto ai pedoni, era stato encomiabile.

    Ho letto queste memorie del comandante e mi sono piaciute, soprattutto, laddove ricorda il passato lontano. La vita giovanile, gli studi, le prime esperienza da Vigile e la rapida carriera. BENZI, con un linguaggio schietto, è riuscito a rappresentare un quadro della vecchia Genova: I quartieri ormai scomparsi, il centro storico, i personaggi di allora. Il libro del Comandante servirà ai genovesi che vogliono ricordare, ma anche ai Vigili, per capire che stoffa ha questo corpulento signore che li ha diretti per qualche tempo, con onestà e affetto. Doti che si trovano sempre più raramente.

Mario Paternostro



La lucida disincantata analisi di una vita marchiata da un’ingiustizia originale, vissuta con dignitosa impotenza di colui il quale, convinto che la rettitudine paghi, vive la disillusione dello sperpero dei valori che affligge la nostra società. Ciononostante persiste nel proprio credo, incurante delle afflizioni passate, con il conforto che accompagna le certezze mai assolute eppure indispensabili per convivere serenamente senza abiurare agli ideali. Pagine scritte esclusivamente una concreta memoria alle labili incostanze di un'epoca che purtroppo lascerà ben pochi ricordi.

Maurizio Romanelli.




Note dell'autore



    Avevo scritto, circa un anno fa, il volumetto dal titolo "Noi ragazzi poveri del '38", per consegnare, principalmente ai giovani della mia famiglia, i ricordi d'infanzia di quella generazione, ma direi anche delle altre vicine, che hanno vissuto momenti difficili, sia durante il periodo della guerra, specie se in quella zona dov'era passato il "fronte" che in quello successivo in cui, ormai giovinetti, si affacciavano alla vita.

    Era un libretto senza pretese, se non quelle di raffrontare i disagi e i pericoli di allora, quando non si aveva nulla ma si era felici con quel poco di cui ci si accontentava, e i tempi di adesso.

    Aveva fatto l'introduzione al volume, l'amico giornalista Elio Domeniconi che, sfollato come me, durante il periodo bellico, in terra Toscana, aveva visto e conosciuto quei momenti. Adesso la gioventù, pur avendo quasi tutto, non sa gustare niente; non sa assaporare la vita nelle sue espressioni migliori, che talvolta è fatta proprio di cose semplici, sapore che provi, quando queste le hai guadagnate e sono il frutto del tuo lavoro o del tuo sacrificio.

    L'errore principale che fanno certi padri o certe madri di oggi, è l'affermare che "quello che non ho avuto io, lo deve avere mio figlio". Concedono così ai propri ragazzi, qualunque cosa, il cui acquisto comporta talvolta difficoltà economiche, perché i figli possano sfoggiarle con gli amici e vivere una vita, talvolta al di sopra delle possibilità economiche della famiglia. Non sanno questi genitori, il male che fanno ai propri ragazzi. In tal modo i giovani, che non conoscono il valore di quello che hanno, e talvolta di ciò che pretendono, per essere alla pari degli altri compagni, saranno sempre nella vita, degli "insoddisfatti" e fragili elementi di questa società consumistica.

    Il volumetto ricordava una serie di fatti vissuti dal momento dell'inizio della guerra terminando quei racconti con il periodo in cui iniziai a lavorare. Molte persone che avevano letto quel libro, non solo "i ragazzi del '38", ma anche ragazze giovani, amiche delle mie figlie, mi dissero che quel racconto finiva "troppo presto"; avrebbero voluto sapere anche dei momenti trascorsi successivamente e, ovviamente delle esperienze vissute.

    Qualche giorno fa nella città di Casale, ho incontrato un noto giornalista, scrittore di numerosi libri; Giampaolo Pansa. Anche lui mi disse di aver acquistato quel volume in una libreria di Alessandria e mi domandò perché non scrivevo ancora qualcosa di seguito, magari anche su Genova di quei tempi. Ho raccolto quanto mi era stato chiesto e mi sono messo al lavoro, cercando di riordinare i ricordi dal allora fino ad oggi, con l'intento di dimostrare alla gente, e in particolare alle nuove generazioni che la vita, con tutte le sue traversie ha uno scopo.

    Essa dev'essere affrontata cercando di migliorare il proprio lavoro e la posizione della carriera; quindi anche sotto l'aspetto economico, per dare ai propri figli, che si devono inserire nella "scala sociale", qualcosa di più. Non va sottaciuto peraltro, che certi ambienti, talvolta così ambiti, che io definisco società "artificiosa", vivono solo di apparenze e poco o nulla offrono alla comunità, se non la loro esibizione.

    In ogni caso, questo cercare di salire, talvolta con tanti sacrifici, deve trovare la limitazione nella dignità dell'uomo. Egli non dovrà mai tradire i suoi ideali e la propria coscienza assumendo una posizione di comodo per rimanere un "pavone" in quella società, servile e strumento di altri. Ricordo una frase che mio padre scrisse sul ritratto di mia madre dopo la sua morte:"...l'umiltà ci ha reso ricchi...", facendo intendere a chi la leggeva che lavorando onestamente, rimanendo con umiltà al proprio posto, senza vane pretese, avevano tirato su una famiglia sana. Ricchi di questo, del risultato della propria unione.

    Mio padre, in questa sua umiltà, fu anche l'uomo che in un campo di concentramento tedesco, si ribellò alle angherie, colpendo uno di questi soldati germanici, che con l'impugnatura di ferro della baionetta, si divertiva stupidamente a picchiare sulle spalle dei prigionieri italiani.

    Questo suo gesto lo portò davanti al plotone di esecuzione; per il coraggio e la dignità dimostrata, fu risparmiato da un ufficiale superiore, quando questi venne informato sulla realtà dei fatti. L'episodio, oltre che averlo sentito raccontare da mio padre, e letto sul suo diario di guerra, me lo ha confermato recentemente un suo compagno di prigionia, il Dott. Giuseppe Sacone di Genova. Al di là di ogni frase retorica, sia che la persona "creda" o meno nella nostra religione, la vita ha un limite temporale, durante il quale ognuno di noi si prefigge dei fini. Bisogna che sopra questi fini ci sia sempre l'uomo.

    Egli sarà tale anche senza i galloni sull'uniforme o i nastrini sull'abito di gala. Non lo sarà, pur vivendo di queste apparenze, quando ha dimostrato di essere uno che non ha avuto il coraggio delle proprie azioni, quando deve barattare la sua coscienza, per la poltrona che occupa...  
segue in libreria...

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